
La condizione economica e sociale della provincia di Sassari è un disastro annunciato, causato da una crisi senza precedenti che la politica, anche quella regionale e locale, si è dimostrata incapace di risolvere. Con toni chiari e decisi, le organizzazioni datoriali e sindacali si sono riunite oggi davanti alla stampa, a Villa Mimosa, per esporre i numeri di una situazione che ha ormai oltrepassato i livelli di guardia e che sta portando l'intero nordovest dell'isola al collasso. Un'emergenza senza precedenti che ha visto allo stesso tavolo, a formulare le stesse richieste, il presidente e il direttore della Confindustria locale, Pierluigi Pinna e Marco Tarantola, accompagnati dal presidente della sezione imprenditori edili Andrea Piredda, insieme ai segretari generali territoriali di Cgil, Cisl e Uil, Antonio Rudas, Gavino Carta e Giuseppe Maccioccu. Un momento eccezionalmente grave in cui è necessario, come detto in apertura di conferenza stampa dal presidente Pinna, unire quelle forze che in condizioni normali sarebbero controparti, e che invece oggi sono costrette a fare fronte comune contro l'immobilismo della politica che non riesce a proporre alcun progetto per salvare il territorio. Nonostante il tentativo di imprenditori e sindacati, è stato detto, Regione ed enti locali non si sono rivelate all'altezza di recepire le istanze di rilancio del territorio. L'assenza totale della classe dirigente e politica ha come unico risultato il progressivo disastro evidenziato da numeri allarmanti: un giovane su due è disoccupato, due donne su tre non hanno un lavoro, un quarto delle famiglie vive sulla soglia della povertà, in un territorio in cui le carenze infrastrutturali, ormai croniche, aggravano una crisi già devastante. E quando anche un settore anticiclico come l'edilizia va in rosso (in tre anni sono cessate quasi settecento imprese, con quasi 3600 posti di lavoro e oltre tre milioni di euro di salari persi solo nel sistema della cassa edile), il pericolo che la situazione sia irrecuperabile è dietro l'angolo, col rischio che la crisi da economica diventi presto sociale, scivolando verso scenari imprevedibili. Davanti a tutto questo, la classe politica si è dimostrata incapace di reagire, non solo nei fatti ma anche nella disponibilità al dialogo, praticamente inesistente a tutti i livelli. Per questo, Cgil, Cisl Uil, e Confindustria territoriale hanno deciso di appellarsi alla massima autorità dello Stato, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che il 21 febbraio prossimo sarà a Sassari in visita ufficiale. In un documento congiunto, già recapitato al Quirinale, rappresentanti di imprese e lavoratori hanno ricordato al Capo dello Stato la drammatica condizione che il Sassarese attraversa in tutti i settori, dall'occupazione al sistema dei trasporti, dalle costruzioni agli appalti pubblici e alle infrastrutture, fino all'immobilismo di comparti come il turismo e la nautica, potenzialmente volano dello sviluppo provinciale. Un appello che chiede alla massima carica del Paese un intervento presso il governo perché si apra immediatamente un confronto tecnico-operativo presso la prefettura di Sassari, coordinato dal ministro dello Sviluppo economico, che porti alla realizzazione urgente di un Accordo di programma di livello nazionale, indispensabile per poter coinvolgere concretamente, oltre alle forze sociali e imprenditoriali, anche le amministrazioni e tutte le rappresentanze politiche locali. Per non soccombere alla crisi e fare in modo che l'appuntamento di oggi non sia soltanto un episodio, i rappresentanti dei lavoratori hanno proposto che il tavolo divenga permanente. "La politica si dia una svegliata - hanno concluso Cgil, Cisl, Uil e Confindustria - o riprenderemo la mobilitazione, anche contro una classe dirigente che si è dimostrata inaffidabile".

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Il fallimento del Governo Berlusconi é l'ultimo atto di uno dei periodi più travagliati della storia Repubblicana. Lavoratori, pensionati e giovani disoccupati, hanno visto peggiorare le loro condizioni fino a vedersi negare il futuro. Mentre attraverso le speculazioni finanziarie e la globalizzazione, la ricchezza e la povertà si sono ulteriormente polarizzate. É davvero inaccettabile che nell'Occidente i detentori del potere economico e finanziario abbiano di fatto il controllo o quasi, sulle popolazioni e sulle istituzioni, soppiantando la politica che si dimostra incapace di assolvere il suo compito di rappresentanza democratica. Il sistema economico mondiale, basato sulla concentrazione della ricchezza disponibile...
Read moreIl segretario della CGIL Antonio Rudas commenta le critiche apparse sul sito di Rassegna Democratica, in relazione allo sciopero dello scorso 6 settembre, secondo cui la CGIL sbaglierebbe tutto. (Vai all'articolo) Ho letto con molta attenzione il pezzo: “la CGIL sbaglia tutto, il problema è la crescita, lo sciopero grida vendetta”. Credo che tale analisi sia un tantino elusiva e persino pretestuosa. Peraltro, ma lo dico con il dovuto rispetto, limitata da concezioni abbondantemente superate dalla nuova realtà incombente. Elusiva perché evita di menzionare l'impegno della confederazione di corso D'Italia la quale per prima aveva sostenuto la questione del declino del sistema...
Read moreLe critiche di Simone esprimono un malessere vero, una sofferenza di un'intera generazione che è esclusa da tutto. Del resto nessuno è immune dal fare errori, ma attenzione a non confondere le parti in commedia. Ci possono essere e ci sono responsabilità personali e dei singoli ma non mi risulta che il movimento operaio e la parte più attenta e progressista del sindacato non abbiano e non stiano continuando a fare la loro parte. A Simone dico di più: la CGIL è fortemente osteggiata e attaccata proprio perché non rinuncia alla sua funzione di rappresentanza dell'insieme del mondo del lavoro,...
Read moreDoverosa la precisazione di Bersani circa la posizione del PD rispetto allo sciopero della CGIL che in difesa dei lavoratori e dei pensionati fa semplicemente il proprio dovere quando punta a modificare una manovra finanziaria sbagliata e profondamente ingiusta, chiamando alla mobilitazione la sua gente. Del resto un partito di opposizione deve fare altrettanto presentando le proprie proposte in parlamento e sostenendole nel vivo della società civile. Cosa che in questa occasione sia pur in parte, è effettivamente avvenuto entrando nel merito dei problemi con serietà e lucidità apprezzabili. Quello che non si capisce è l'imbarazzo di molti suoi esponenti...
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