Monti: ottima aspirina, ma non può curare la malattia.

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Il fallimento del Governo Berlusconi é l'ultimo atto di uno dei periodi più travagliati della storia Repubblicana. Lavoratori, pensionati e giovani disoccupati, hanno visto peggiorare le loro condizioni fino a vedersi negare il futuro. Mentre attraverso le speculazioni finanziarie e la globalizzazione, la ricchezza e la povertà si sono ulteriormente polarizzate. É davvero inaccettabile che nell'Occidente i detentori del potere economico e finanziario abbiano di fatto il controllo o quasi, sulle popolazioni e sulle istituzioni, soppiantando la politica che si dimostra incapace di assolvere il suo compito di rappresentanza democratica. Il sistema economico mondiale, basato sulla concentrazione della ricchezza disponibile in poche mani, sull'esclusione dei due terzi dell'umanità, sullo sfruttamento intensivo e sciagurato delle risorse energetiche e ambientali, sta mettendo a rischio la sopravvivenza del genere umano, in un pianeta sempre più compromesso e invivibile. L'attuale situazione incentrata sul debito pubblico non é da attribuirsi unicamente ai governi incapaci o poco accorti, ma soprattutto su quei potentati che per aggiudicarsi la ricchezza e il potere, si sono trasformati nel corso dei decenni da capitalisti in speculatori finanziari, indebolendo l'economia reale e penalizzando fortemente il lavoro. Quanto é avvenuto in Grecia, in Spagna e ciò che sta succedendo in Italia, dimostra che tale sistema é ormai al collasso. Nemmeno paesi forti come la Francia e la Germania a lungo andare potranno sfuggire alla crisi, per non parlare degli Stati Uniti D'America e dell'Inghilterra la cui moneta, storicamente riferimento internazionale, è già di fatto soppiantata dallo Yuan Cinese. Per ciò appare perlomeno miope affidare nelle mani di personalità espressione delle banche e della finanza, il compito di porre rimedio ai danni che quello stesso mondo ha causato e sta continuando a causare. Semmai occorrono vere politiche di redistribuzione della ricchezza e di innovazione dei processi che la determinano. Inoltre nell'immediato le risorse vanno prese la dove si sono accumulate, evitando di colpire ancora una volta i ceti meno abbienti ai quali bisogna restituire una prospettiva attraverso la creazione di nuovo e più qualificato lavoro produttivo. Ogni provvedimento che tenda a fare cassa limando i pochi diritti rimasti, nell'illusione che la competizione possa ridurre ulteriormente i costi e rilanciare la competitività, non solo assumerà il carattere dell'ingiustizia sociale, ma risulterà ulteriormente dannoso per l'economia reale. Abbiamo infatti bisogno della crescita della domanda e non di vederla deprimere ancor più. Un governo all'altezza della situazione dovrebbe in primo luogo agire tassando fortemente i patrimoni e riformando la leva fiscale, in maniera tale da impedire l'evasione e l'elusione. Ma serve anche la ristrutturazione del debito così da porre fine al meccanismo perverso che agisce sull'incremento degli interessi e sulla speculazione dei rendimenti sui titoli. A me pur con tutto il rispetto per la competenza e la serietà del prof. Monti, il quale fondamentalmente è un liberale, non pare che ci siano le condizioni per mettere in campo operazioni di questa natura e portata. Ragion per cui le elezioni politiche non possono attendere. Il presidente incaricato dovrebbe limitarsi a governare l'immediata emergenza e nel periodo della campagna elettorale, garantire l'applicazione dei provvedimenti appena adottati, nonché vigilare affinché la competizione politica tra i partiti si svolga senza “spargimenti di sangue”. Poi sarà compito del nuovo parlamento varare le riforme di sistema, cosa che attualmente a causa dei veti incrociati non potrà concretizzarsi. Ma ciò che occorrerebbe veramente all'Europa e all'Italia, é una presa di coscienza più marcata delle classi meno abbienti, e in particolare dei lavoratori, i quali devono puntare in alto, fino a cambiare radicalmente un sistema ormai maturo, che rischia di gettare il Mondo nel caos. Per questo non é il momento delle aspirine, ma dell'impegno e della mobilitazione.

Antonio Rudas

Mobilitarsi per la crescita è necessario.

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Il segretario della CGIL Antonio Rudas commenta le critiche apparse sul sito di Rassegna Democratica, in relazione allo sciopero dello scorso 6 settembre, secondo cui la CGIL sbaglierebbe tutto.

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Ho letto con molta attenzione il pezzo: “la CGIL sbaglia tutto, il problema è la crescita, lo sciopero grida vendetta”. Credo che tale analisi sia un tantino elusiva e persino pretestuosa. Peraltro, ma lo dico con il dovuto rispetto, limitata da concezioni abbondantemente superate dalla nuova realtà incombente. Elusiva perché evita di menzionare l'impegno della confederazione di corso D'Italia la quale per prima aveva sostenuto la questione del declino del sistema paese, subendo le critiche di chi la crisi non voleva nemmeno vederla. Basterebbe andare a rileggersi le sue tesi congressuali e le relative proposte programmatiche per avere un quadro d'insieme sulla validità dell'azione che è stata messa in campo. Per non dire delle denunce che con anni di anticipo hanno previsto gli effetti che avrebbero determinato l'assenza di politiche industriali. Pretestuosa in quanto cerca di omettere l'importanza di un punto fondamentale, quello relativo all'acquisizione delle risorse necessarie alla gestione del sistema pubblico. Si ignora che il cardine basilare nonché fondamentale della convivenza civile, è quello legato al corretto prelievo delle risorse, in ragione delle possibilità economiche di ciascun individuo. (si veda la Carta Costituzionale). Secondo le ultime stime della Banca D'Italia, l'evasione fiscale è pari a 128 miliardi di euro. Inoltre l'analisi dell'articolista omette di ricordare che il gettito fiscale è garantito dai lavoratori dipendenti e dai pensionati, considerato che tutta la fascia del lavoro autonomo dichiara mediamente meno di 15.000 euro all'anno. Quindi se tu chiami sempre i soliti a ripianare le voragini del cosiddetto buco statale, alla fine deprimi l'economia che non cresce in quanto comprime la capacità di spesa inibendone la domanda. È ingeneroso sostenere che la CGIL non punta alla crescita del paese, sarebbe semmai più onesto affermare, senza arrampicarsi sugli specchi delle proprie convinzioni, che non se ne condividono le modalità con cui la crescita stessa viene perseguita. Con buona pace degli economisti e degli scienziati del liberismo nostrano e non, che a quanto pare stanno facendo non pochi proseliti anche nei partiti a vocazione progressista, sarebbe semmai auspicabile riflettere sul fatto che la crescita economica non è più sostenibile attraverso la sola competizione globale. Se non ci riescono più nemmeno gli Stati Uniti D'America, se arrancano le economie forti, compresa quella Tedesca, figuriamoci se c'è la possiamo fare noi che oltre al terzo debito mondiale siamo inchiodati a un deficit pauroso in termini di infrastrutture materiali e immateriali (si vedano i tagli alla scuola e gli spiccioli che spendiamo per innovazione e ricerca). Tuttavia per pura ipotesi scolastica, supponiamo di riuscire a crescere di 4 o 5 punti di PIL, invece dello 0,5 all'anno, in un sistema a sviluppo invertito (l'occidente con l'oriente del mondo) che ha determinato la globalizzazione, non ci sarebbero comunque le condizioni per competere adeguatamente con coloro i quali, paesi asiatici in primis, crescono al ritmo di 10, 13 punti. A meno che non si voglia continuare a insistere agendo sui costi della produzione e distruggendo i diritti delle persone, specie nella loro condizione di lavoratori. Ma un altro giro di torchio in questa direzione, finirebbe per ridurre in povertà larghissime fasce di popolazione, come in effetti sta già avvenendo, senza rimettere in moto la ripresa. Ciò detto è evidente che non ci siano molte alternative a una politica che spinga sul versante della crescita sostenibile, ma alla condizione che venga innescata attraverso una nuova allocazione della ricchezza disponibile, ovvero su un punto basilare che l'articolata trascura. Ma il suo ragionamento non tiene conto nemmeno del fatto che le vecchie regole del commercio e della divisione internazionale del lavoro stanno tutte saltando e fino a quando non ne verranno individuate di nuove, l'elemento da ridefinire sarà proprio quello della redistribuitone delle risorse esistenti, concentrandole sul lavoro ad alta intensità occupazionale e sul wealfare, esattamente al contrario di quanto sta avvenendo. D'altro canto svincolarsi dal condizionamento dalla speculazione finanziaria, la cui bolla finirà per scoppiare da un momento all'altro, è un tema che impone una vera e propria rivisitazione del ruolo dei mercati nella governance mondiale, che devono cedere il loro abnorme primato che hanno conteso e sottratto alla politica. Inoltre se non si comprende che la crescita ha un limite in quanto le risorse non sono infinite (terra, acqua in primo luogo), l'umanità sarà destinata al conflitto fino ad annientarsi. In realtà concetti come la comunione dei beni, nonché le vecchie e superate teorie socialiste, diverranno le sole condizioni possibili per evitare una catastrofe planetaria che già si preannuncia in tutta la sua drammatica evidenza. Se ci convincessimo che non possiamo sfuggire a questa prospettiva, punteremo allora e prima di tutto nella effettiva modernizzazione del Paese, dell'occidente e dell'oriente del mondo, investendo in cultura e nella tutela dell'ambiente, sviluppando la ricerca e l'innovazione non solo dei processi e dei prodotti, ma di nuovi modelli di convivenza civile e democratica. L'orientamento verso un nuovo modello di sviluppo deve in buona sostanza basarsi su una più equa distribuzione delle risorse disponibili e la salvaguardia di quelle indisponibili legate ai sistemi naturali ed energetici. Di contro se ci si dovesse attardare nella convinzione che la competizione è l'elemento esclusivo che regola le relazioni tra i sistemi economici, sociali e tra gli individui, ovvero il solo in grado di sorreggere il benessere economico, il dualismo che ne deriverebbe finirebbe per contrapporsi drammaticamente a quello sociale. Si accrescerebbe a dismisura la contraddizione di un sistema economico che produce malessere e instabilità diffusa, peggiorando le condizioni materiali e immateriali dell'umanità anziché migliorarle. A ben vedere questo nodo era insito nella rivoluzione industriale che ha prodotto unitamente al benessere e alla ricchezza squilibri devastanti, un nodo che va sciolto, percorrendo, possibilmente senza conflitti bellici, nuove strade. Infatti gli squilibri che ne derivano tra le classi che non a caso si stanno liquefacendo, (si veda il ceto medio in Italia) e nei rapporti economici tra i diversi Stati che nemmeno le politiche monetarie riescono più a regolare, ne sono il segnale più evidente. Ci si prepari dunque a cambiare idea e in fretta, ad abbandonare la visione di una realtà che non esiste già più. Nel contempo un po' di rispetto non guasterebbe, il modello di solidarietà e di giustizia sociale che la CGIL incarna da sempre e che riluce attraverso la sua azione di tutela collettiva e individuale, parte dalla centralità della persona, quella stessa persona che oggi è ridotta alla stregua di merce, lasciata ai margini di una crescita diseguale che la esclude. Se l'umanità non dovesse recuperare questi valori essenziali improntandoli alla convivenza e all'inclusione, se non dovesse riuscire a metabolizzare la fine della spinta propulsiva del capitalismo e delle sue varianti neo-liberiste, come è già avvenuto per il cosiddetto socialismo reale, allora saranno dolori. Si facciano da parte dunque i cultori sfrenati della competizione, gli economisti classici, e si restituisca il primato alla Politica cacciando dal tempio i vecchi sacerdoti del nostro medioevo. Si aprano le porte al nuovo avvenire e si costruisca finalmente una nuova dimensione culturale, sociale ed economica, l'umanità non ha alternative.

(A.Rudas 11-09-2011)

La necessità di continuare a lottare per e con i giovani

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Le critiche di Simone esprimono un malessere vero, una sofferenza di un'intera generazione che è esclusa da tutto. Del resto nessuno è immune dal fare errori, ma attenzione a non confondere le parti in commedia. Ci possono essere e ci sono responsabilità personali e dei singoli ma non mi risulta che il movimento operaio e la parte più attenta e progressista del sindacato non abbiano e non stiano continuando a fare la loro parte. A Simone dico di più: la CGIL è fortemente osteggiata e attaccata proprio perché non rinuncia alla sua funzione di rappresentanza dell'insieme del mondo del lavoro, tanto da essere accusata di conservatorismo proprio perché sostiene le sue stesse ragioni. Allora se veniamo accusati di essere dei conservatori in quanto sosteniamo e portiamo innanzi le istanze di chi è in quelle condizioni, evidentemente non possiamo essere allo stesso tempo chiamati in causa per presunte ragioni opposte. Quindi se l'intento è quello di spronare a fare di più e meglio sta bene, se invece pur inconsapevolmente si vuole sparare nel mucchio, allora facciamo molta attenzione a prendere la mira, meglio evitare perdite da fuoco amico. Attenzione inoltre alle categorie imposte dai media dominanti, cerchiamo di stare al merito e alla sostanza delle cose. Infatti secondo queste ultime i riformisti sono diventati altri, ovvero quelli che accettano ad esempio norme sulla precarietà e sulla destrutturazione delle regole, inseguendo una “modernità liberista” che ci sta portando sull'orlo del baratro. l'articolo. 8 della finanziaria rafforza ulteriormente questa impostazione, perché se si aggireranno i contratti nazionali e l'art.18 dello statuto dei lavoratori, entrare e uscire dal mercato del lavoro sarà sempre più una concessione e una prerogativa dei potenti e sempre meno un diritto delle persone. Penso che mettere in contrapposizione chi ha poco con chi non ha niente sia sbagliato non solo dal punto di vista morale, ma anche da quello politico. Peraltro finirebbe per diventare il cavallo di Troia della destra Italiana, la quale non avendo la forza risolutiva di completare la sua devastante opera, investe molto sull'inganno e nella manipolazione dei modelli culturali basati sulla solidarietà. Mettiamoci in testa che le generazioni di operai che vivono con il minimo della pensione non sono i nemici dei ragazzi che non hanno niente, sono semmai i loro più stretti alleati, i più generosi e convinti sostenitori. Inoltre non siamo in una fase storica di estensione dei diritti ma di resistenza. Per ciò la CGIL cerca di presidiare il più possibile il suo campo, in attesa che si creino i presupposti sociali, culturali e politici per passare al contrattacco. Lo sanno molto bene i suoi interlocutori, tra cui si annoverano anche coloro i quali hanno deciso di cambiare la loro stessa natura per conquistare altri lidi, utili solo ai rappresentanti e non ai rappresentati. Smettiamola dunque con la falsa e fuorviante teoria secondo la quale i padri impediscono la crescita dei loro figli. La destra populista corrotta reazionaria e inetta, che stiamo sperimentando da circa un ventennio, sta indubbiamente depositando i suoi germi culturali anche sui nostri giovani più attenti e sensibili. Per questo è opportuno aprirci ancora di più alle loro istanze, stargli vicino e offrirgli gli strumenti per reagire. Bisogna aiutarli ad evitare l'errore questo si imperdonabile, di introdurre elementi di divisione nel loro stesso campo. Ma l'onestà intellettuale non può esimere la classe dirigente a fare i conti con i suoi errori, errori che ovviamente sono anche nostri in quanto anche i sindacalisti della CGIL non sono esseri perfetti. Tuttavia Simone non ha torto quando muove le sue critiche verso certa politica, pur evitando di fare di tutta l'erba un fascio non si possono non evidenziare moltissime contraddizioni anche tra quei partiti che faticano a darsi una linea chiara, i quali dovrebbero riprendere ad occuparsi di più e meglio del lavoro. Inutile negare che in qualche modo le sirene di una certa falsa modernità siano arrivate anche da quella parte. Non è un caso che ad introdurre normative sulla flessibilità poi scivolate nel pendio della precarietà senza fine, sia stato un governo di centro-sinistra con esponenti alla Tiziano Treu.

(A.Rudas 03-09-2011)

 

Bersani e la CGIL.

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Doverosa la precisazione di Bersani circa la posizione del PD rispetto allo sciopero della CGIL che in difesa dei lavoratori e dei pensionati fa semplicemente il proprio dovere quando punta a modificare una manovra finanziaria sbagliata e profondamente ingiusta, chiamando alla mobilitazione la sua gente. Del resto un partito di opposizione deve fare altrettanto presentando le proprie proposte in parlamento e sostenendole nel vivo della società civile. Cosa che in questa occasione sia pur in parte, è effettivamente avvenuto entrando nel merito dei problemi con serietà e lucidità apprezzabili. Quello che non si capisce è l'imbarazzo di molti suoi esponenti e le critiche che ne conseguono ogni qual volta la CGIL cerca di contrastare queste politiche repressive e devastanti, non trovando la stessa determinazione negli altri sindacati, che in tre anni non hanno proclamato una sola ora di sciopero contro il governo più classista, inetto e sporco che l'Italia abbia mai avuto. C'è da chiedersi se non sia arrivato finalmente il momento che quel partito faccia chiarezza al suo interno ponendosi semmai l'obiettivo nei tempi più stringenti possibili, di darsi una forte caratterizzazione e identità sociale e progressista. Sarebbe inoltre auspicabile che da subito possa puntare a sciogliere almeno qualche contraddizione che non può più permettersi di avere se davvero vuole aspirare al governo del paese. Per altro non farebbe male alla sua salute pronunciare finalmente qualche parola di critica nei confronti di quelle organizzazioni sindacali considerate impropriamente riformiste dalla destra più illiberale e populista dell'occidente industrializzato. Così da poterne fare qualcuna in meno nei confronti di chi si mobilita per conservare diritti e valori, conquistati attraverso le lotte storiche del movimento operaio Italiano. Quando si creeranno le condizioni per interrompere una politica fallimentare che sta mettendo a rischio l'intero pianeta drogato dall'illusione che il liberismo finanziario avrebbe funzionato, quando si introdurranno effettive riforme in grado di ridistribuire la ricchezza in un paese fortemente polarizzato tra chi sta sempre meglio (pochissimi) e tra chi sta sempre peggio (tutti gli altri), cambiando il sistema fiscale attraverso la tassazione dei patrimoni e mettendo in galera gli evasori, allora si potrà finalmente avviare una nuova stagione per ricostruire dalle fondamenta un paese in declino economico, sociale e morale. Chi sa forse il PD ha più bisogno di uomini che traggano insegnamento da personaggi come Gramsci, Di Vittorio e Berlinguer, piuttosto che elementi come Fioroni, Calearo e Binetti. Ma se non ora quando?

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Monti: ottima aspirina, ma non può curare la malattia.

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Mobilitarsi per la crescita è necessario.

Il segretario della CGIL Antonio Rudas commenta le critiche apparse sul sito di Rassegna Democratica, in relazione allo sciopero dello scorso 6 settembre, secondo cui la CGIL sbaglierebbe tutto. (Vai all'articolo) Ho letto con molta attenzione il pezzo: “la CGIL sbaglia tutto, il problema è la crescita, lo sciopero grida vendetta”. Credo che tale analisi sia un tantino elusiva e persino pretestuosa. Peraltro, ma lo dico con il dovuto rispetto, limitata da concezioni abbondantemente superate dalla nuova realtà incombente. Elusiva perché evita di menzionare l'impegno della confederazione di corso D'Italia la quale per prima aveva sostenuto la questione del declino del sistema...

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Le critiche di Simone esprimono un malessere vero, una sofferenza di un'intera generazione che è esclusa da tutto. Del resto nessuno è immune dal fare errori, ma attenzione a non confondere le parti in commedia. Ci possono essere e ci sono responsabilità personali e dei singoli ma non mi risulta che il movimento operaio e la parte più attenta e progressista del sindacato non abbiano e non stiano continuando a fare la loro parte. A Simone dico di più: la CGIL è fortemente osteggiata e attaccata proprio perché non rinuncia alla sua funzione di rappresentanza dell'insieme del mondo del lavoro,...

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Bersani e la CGIL.

Doverosa la precisazione di Bersani circa la posizione del PD rispetto allo sciopero della CGIL che in difesa dei lavoratori e dei pensionati fa semplicemente il proprio dovere quando punta a modificare una manovra finanziaria sbagliata e profondamente ingiusta, chiamando alla mobilitazione la sua gente. Del resto un partito di opposizione deve fare altrettanto presentando le proprie proposte in parlamento e sostenendole nel vivo della società civile. Cosa che in questa occasione sia pur in parte, è effettivamente avvenuto entrando nel merito dei problemi con serietà e lucidità apprezzabili. Quello che non si capisce è l'imbarazzo di molti suoi esponenti...

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