La necessità di continuare a lottare per e con i giovani

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Le critiche di Simone esprimono un malessere vero, una sofferenza di un'intera generazione che è esclusa da tutto. Del resto nessuno è immune dal fare errori, ma attenzione a non confondere le parti in commedia. Ci possono essere e ci sono responsabilità personali e dei singoli ma non mi risulta che il movimento operaio e la parte più attenta e progressista del sindacato non abbiano e non stiano continuando a fare la loro parte. A Simone dico di più: la CGIL è fortemente osteggiata e attaccata proprio perché non rinuncia alla sua funzione di rappresentanza dell'insieme del mondo del lavoro, tanto da essere accusata di conservatorismo proprio perché sostiene le sue stesse ragioni. Allora se veniamo accusati di essere dei conservatori in quanto sosteniamo e portiamo innanzi le istanze di chi è in quelle condizioni, evidentemente non possiamo essere allo stesso tempo chiamati in causa per presunte ragioni opposte. Quindi se l'intento è quello di spronare a fare di più e meglio sta bene, se invece pur inconsapevolmente si vuole sparare nel mucchio, allora facciamo molta attenzione a prendere la mira, meglio evitare perdite da fuoco amico. Attenzione inoltre alle categorie imposte dai media dominanti, cerchiamo di stare al merito e alla sostanza delle cose. Infatti secondo queste ultime i riformisti sono diventati altri, ovvero quelli che accettano ad esempio norme sulla precarietà e sulla destrutturazione delle regole, inseguendo una “modernità liberista” che ci sta portando sull'orlo del baratro. l'articolo. 8 della finanziaria rafforza ulteriormente questa impostazione, perché se si aggireranno i contratti nazionali e l'art.18 dello statuto dei lavoratori, entrare e uscire dal mercato del lavoro sarà sempre più una concessione e una prerogativa dei potenti e sempre meno un diritto delle persone. Penso che mettere in contrapposizione chi ha poco con chi non ha niente sia sbagliato non solo dal punto di vista morale, ma anche da quello politico. Peraltro finirebbe per diventare il cavallo di Troia della destra Italiana, la quale non avendo la forza risolutiva di completare la sua devastante opera, investe molto sull'inganno e nella manipolazione dei modelli culturali basati sulla solidarietà. Mettiamoci in testa che le generazioni di operai che vivono con il minimo della pensione non sono i nemici dei ragazzi che non hanno niente, sono semmai i loro più stretti alleati, i più generosi e convinti sostenitori. Inoltre non siamo in una fase storica di estensione dei diritti ma di resistenza. Per ciò la CGIL cerca di presidiare il più possibile il suo campo, in attesa che si creino i presupposti sociali, culturali e politici per passare al contrattacco. Lo sanno molto bene i suoi interlocutori, tra cui si annoverano anche coloro i quali hanno deciso di cambiare la loro stessa natura per conquistare altri lidi, utili solo ai rappresentanti e non ai rappresentati. Smettiamola dunque con la falsa e fuorviante teoria secondo la quale i padri impediscono la crescita dei loro figli. La destra populista corrotta reazionaria e inetta, che stiamo sperimentando da circa un ventennio, sta indubbiamente depositando i suoi germi culturali anche sui nostri giovani più attenti e sensibili. Per questo è opportuno aprirci ancora di più alle loro istanze, stargli vicino e offrirgli gli strumenti per reagire. Bisogna aiutarli ad evitare l'errore questo si imperdonabile, di introdurre elementi di divisione nel loro stesso campo. Ma l'onestà intellettuale non può esimere la classe dirigente a fare i conti con i suoi errori, errori che ovviamente sono anche nostri in quanto anche i sindacalisti della CGIL non sono esseri perfetti. Tuttavia Simone non ha torto quando muove le sue critiche verso certa politica, pur evitando di fare di tutta l'erba un fascio non si possono non evidenziare moltissime contraddizioni anche tra quei partiti che faticano a darsi una linea chiara, i quali dovrebbero riprendere ad occuparsi di più e meglio del lavoro. Inutile negare che in qualche modo le sirene di una certa falsa modernità siano arrivate anche da quella parte. Non è un caso che ad introdurre normative sulla flessibilità poi scivolate nel pendio della precarietà senza fine, sia stato un governo di centro-sinistra con esponenti alla Tiziano Treu.

(A.Rudas 03-09-2011)

 

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