Il segretario della CGIL Antonio Rudas commenta le critiche apparse sul sito di Rassegna Democratica, in relazione allo sciopero dello scorso 6 settembre, secondo cui la CGIL sbaglierebbe tutto.
Ho letto con molta attenzione il pezzo: “la CGIL sbaglia tutto, il problema è la crescita, lo sciopero grida vendetta”. Credo che tale analisi sia un tantino elusiva e persino pretestuosa. Peraltro, ma lo dico con il dovuto rispetto, limitata da concezioni abbondantemente superate dalla nuova realtà incombente. Elusiva perché evita di menzionare l'impegno della confederazione di corso D'Italia la quale per prima aveva sostenuto la questione del declino del sistema paese, subendo le critiche di chi la crisi non voleva nemmeno vederla. Basterebbe andare a rileggersi le sue tesi congressuali e le relative proposte programmatiche per avere un quadro d'insieme sulla validità dell'azione che è stata messa in campo. Per non dire delle denunce che con anni di anticipo hanno previsto gli effetti che avrebbero determinato l'assenza di politiche industriali. Pretestuosa in quanto cerca di omettere l'importanza di un punto fondamentale, quello relativo all'acquisizione delle risorse necessarie alla gestione del sistema pubblico. Si ignora che il cardine basilare nonché fondamentale della convivenza civile, è quello legato al corretto prelievo delle risorse, in ragione delle possibilità economiche di ciascun individuo. (si veda la Carta Costituzionale). Secondo le ultime stime della Banca D'Italia, l'evasione fiscale è pari a 128 miliardi di euro. Inoltre l'analisi dell'articolista omette di ricordare che il gettito fiscale è garantito dai lavoratori dipendenti e dai pensionati, considerato che tutta la fascia del lavoro autonomo dichiara mediamente meno di 15.000 euro all'anno. Quindi se tu chiami sempre i soliti a ripianare le voragini del cosiddetto buco statale, alla fine deprimi l'economia che non cresce in quanto comprime la capacità di spesa inibendone la domanda. È ingeneroso sostenere che la CGIL non punta alla crescita del paese, sarebbe semmai più onesto affermare, senza arrampicarsi sugli specchi delle proprie convinzioni, che non se ne condividono le modalità con cui la crescita stessa viene perseguita. Con buona pace degli economisti e degli scienziati del liberismo nostrano e non, che a quanto pare stanno facendo non pochi proseliti anche nei partiti a vocazione progressista, sarebbe semmai auspicabile riflettere sul fatto che la crescita economica non è più sostenibile attraverso la sola competizione globale. Se non ci riescono più nemmeno gli Stati Uniti D'America, se arrancano le economie forti, compresa quella Tedesca, figuriamoci se c'è la possiamo fare noi che oltre al terzo debito mondiale siamo inchiodati a un deficit pauroso in termini di infrastrutture materiali e immateriali (si vedano i tagli alla scuola e gli spiccioli che spendiamo per innovazione e ricerca). Tuttavia per pura ipotesi scolastica, supponiamo di riuscire a crescere di 4 o 5 punti di PIL, invece dello 0,5 all'anno, in un sistema a sviluppo invertito (l'occidente con l'oriente del mondo) che ha determinato la globalizzazione, non ci sarebbero comunque le condizioni per competere adeguatamente con coloro i quali, paesi asiatici in primis, crescono al ritmo di 10, 13 punti. A meno che non si voglia continuare a insistere agendo sui costi della produzione e distruggendo i diritti delle persone, specie nella loro condizione di lavoratori. Ma un altro giro di torchio in questa direzione, finirebbe per ridurre in povertà larghissime fasce di popolazione, come in effetti sta già avvenendo, senza rimettere in moto la ripresa. Ciò detto è evidente che non ci siano molte alternative a una politica che spinga sul versante della crescita sostenibile, ma alla condizione che venga innescata attraverso una nuova allocazione della ricchezza disponibile, ovvero su un punto basilare che l'articolata trascura. Ma il suo ragionamento non tiene conto nemmeno del fatto che le vecchie regole del commercio e della divisione internazionale del lavoro stanno tutte saltando e fino a quando non ne verranno individuate di nuove, l'elemento da ridefinire sarà proprio quello della redistribuitone delle risorse esistenti, concentrandole sul lavoro ad alta intensità occupazionale e sul wealfare, esattamente al contrario di quanto sta avvenendo. D'altro canto svincolarsi dal condizionamento dalla speculazione finanziaria, la cui bolla finirà per scoppiare da un momento all'altro, è un tema che impone una vera e propria rivisitazione del ruolo dei mercati nella governance mondiale, che devono cedere il loro abnorme primato che hanno conteso e sottratto alla politica. Inoltre se non si comprende che la crescita ha un limite in quanto le risorse non sono infinite (terra, acqua in primo luogo), l'umanità sarà destinata al conflitto fino ad annientarsi. In realtà concetti come la comunione dei beni, nonché le vecchie e superate teorie socialiste, diverranno le sole condizioni possibili per evitare una catastrofe planetaria che già si preannuncia in tutta la sua drammatica evidenza. Se ci convincessimo che non possiamo sfuggire a questa prospettiva, punteremo allora e prima di tutto nella effettiva modernizzazione del Paese, dell'occidente e dell'oriente del mondo, investendo in cultura e nella tutela dell'ambiente, sviluppando la ricerca e l'innovazione non solo dei processi e dei prodotti, ma di nuovi modelli di convivenza civile e democratica. L'orientamento verso un nuovo modello di sviluppo deve in buona sostanza basarsi su una più equa distribuzione delle risorse disponibili e la salvaguardia di quelle indisponibili legate ai sistemi naturali ed energetici. Di contro se ci si dovesse attardare nella convinzione che la competizione è l'elemento esclusivo che regola le relazioni tra i sistemi economici, sociali e tra gli individui, ovvero il solo in grado di sorreggere il benessere economico, il dualismo che ne deriverebbe finirebbe per contrapporsi drammaticamente a quello sociale. Si accrescerebbe a dismisura la contraddizione di un sistema economico che produce malessere e instabilità diffusa, peggiorando le condizioni materiali e immateriali dell'umanità anziché migliorarle. A ben vedere questo nodo era insito nella rivoluzione industriale che ha prodotto unitamente al benessere e alla ricchezza squilibri devastanti, un nodo che va sciolto, percorrendo, possibilmente senza conflitti bellici, nuove strade. Infatti gli squilibri che ne derivano tra le classi che non a caso si stanno liquefacendo, (si veda il ceto medio in Italia) e nei rapporti economici tra i diversi Stati che nemmeno le politiche monetarie riescono più a regolare, ne sono il segnale più evidente. Ci si prepari dunque a cambiare idea e in fretta, ad abbandonare la visione di una realtà che non esiste già più. Nel contempo un po' di rispetto non guasterebbe, il modello di solidarietà e di giustizia sociale che la CGIL incarna da sempre e che riluce attraverso la sua azione di tutela collettiva e individuale, parte dalla centralità della persona, quella stessa persona che oggi è ridotta alla stregua di merce, lasciata ai margini di una crescita diseguale che la esclude. Se l'umanità non dovesse recuperare questi valori essenziali improntandoli alla convivenza e all'inclusione, se non dovesse riuscire a metabolizzare la fine della spinta propulsiva del capitalismo e delle sue varianti neo-liberiste, come è già avvenuto per il cosiddetto socialismo reale, allora saranno dolori. Si facciano da parte dunque i cultori sfrenati della competizione, gli economisti classici, e si restituisca il primato alla Politica cacciando dal tempio i vecchi sacerdoti del nostro medioevo. Si aprano le porte al nuovo avvenire e si costruisca finalmente una nuova dimensione culturale, sociale ed economica, l'umanità non ha alternative.
(A.Rudas 11-09-2011)
Il fallimento del Governo Berlusconi é l'ultimo atto di uno dei periodi più travagliati della storia Repubblicana. Lavoratori, pensionati e giovani disoccupati, hanno visto peggiorare le loro condizioni fino a vedersi negare il futuro. Mentre attraverso le speculazioni finanziarie e la globalizzazione, la ricchezza e la povertà si sono ulteriormente polarizzate. É davvero inaccettabile che nell'Occidente i detentori del potere economico e finanziario abbiano di fatto il controllo o quasi, sulle popolazioni e sulle istituzioni, soppiantando la politica che si dimostra incapace di assolvere il suo compito di rappresentanza democratica. Il sistema economico mondiale, basato sulla concentrazione della ricchezza disponibile...
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Read moreLe critiche di Simone esprimono un malessere vero, una sofferenza di un'intera generazione che è esclusa da tutto. Del resto nessuno è immune dal fare errori, ma attenzione a non confondere le parti in commedia. Ci possono essere e ci sono responsabilità personali e dei singoli ma non mi risulta che il movimento operaio e la parte più attenta e progressista del sindacato non abbiano e non stiano continuando a fare la loro parte. A Simone dico di più: la CGIL è fortemente osteggiata e attaccata proprio perché non rinuncia alla sua funzione di rappresentanza dell'insieme del mondo del lavoro,...
Read moreDoverosa la precisazione di Bersani circa la posizione del PD rispetto allo sciopero della CGIL che in difesa dei lavoratori e dei pensionati fa semplicemente il proprio dovere quando punta a modificare una manovra finanziaria sbagliata e profondamente ingiusta, chiamando alla mobilitazione la sua gente. Del resto un partito di opposizione deve fare altrettanto presentando le proprie proposte in parlamento e sostenendole nel vivo della società civile. Cosa che in questa occasione sia pur in parte, è effettivamente avvenuto entrando nel merito dei problemi con serietà e lucidità apprezzabili. Quello che non si capisce è l'imbarazzo di molti suoi esponenti...
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